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Addio Barone, l'ultimo del poeti lucidi.
Tutto lo conoscevano, tutti gli volevano bene,
05/03/2014
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Ciao Barone, te ne sei andato, anche tu, da "questa città di merda" come spesso tu la definivi questa città che - ingrata - "s'è arrubbato pure i maccarun a cap".

Era ancora troppo presto, infatti, quando nel 2009, con quel gruppetto di videomaker, decisi - con non poca presunzione - di raccontare in un documentario ed un calendario, la vita di voi "clochard" che in strada vivete, ci osservate e sicuramente ci giudicate. Mi illudevo che basstasse evidenziare il problema della povertà senza riflettere invece su quello più impellente dell'impoverimento che, più silenzioso e quasi invisibile, avanzava sfuggendo anche alle tante forme di "spettacolarizzazione" che - fondamentalmente - i media andavano a pianificare.

Già...la presunzione. Quella che ti fa credere di vivere in una città che (finalmente) guarda "l'altro" o "l'ultimo" con la dovuta attenzione e si preoccupa e si occupa di accoglierlo o accudirlo.

Ricordo che c'era un camper che girava - quando c'era il carburante - di tanto in tanto, di notte, per la città, anche se cominciava a portarsi dietro un pacco di problemi, che puntualmente nascono da quella burocrazia e da quella politica che, insieme, riescono a non far funzionare più ne il camper e nemmeno la cooperativa che lo gestiva.

Ricordo che quando ascoltai le tue parole in questa videointervista, caro "Barone",  pensai che, al di la dell'esigenza delle immagini che ci servivano per il tema del documentario che stavamo realizzando e della mostra di foto che si andava a realizzare,  bisognava comunque dar vita ad una realtà giornalistica più incisiva che, anche in maniera più approfondita, si (pre)occupasse di voi.

Dobbiamo "dare voce a chi non ha voce" dissi allora e, sempre con presunzione, pensai che quella tua "strada" dovesse essere di tutti: "La mia strada WebTv" quindi, nacque con tanto entusiasmo e per fortuna, con immediata consapevolezza che avremmo dovuto sopportare e supportare il peso di tale presunzione.

Grazie anche a te, Barone.

Salvatore Sparavigna

 

di Salvatore Sparavigna
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