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Chi è a rischio » Le vittime » Vittime del precariato
La solita acqua sotto i ponti.
Il pescatore: un'antica e nobile attività ridotta a misera elemosina.
31/01/2015
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Forse non si immaginava minimamente che il "divertissement" di Re Ferdinando, le sue carrozze a vapore che dovevano accompagnarlo al "boschetto di caccia" nella sua reggia di Portici, avrebbe comunque "squarciato" in due, i piccoli ma quieti paesi della costa vesuviana, dove la pesca la faceva da padrona, con le ricche spiagge piene di barche e villaggi marinari.

Forse nemmeno pensava, 'o "Re nasone", che quei ponti, mentre disegnavano quello speciale "skyline" oplontino che ancora oggi, da mare, ci ricorda la bella città di un tempo, poi finissero per rappresentare, insieme al tanto degrado che pure è tangibile, una della tantissime opportunità perse e mai recuperate di questa città.

Ponti che servono solo a conservare ricordi, tristezze e squallore ma che potrebbero unire la città "e copp" con attività e bellezze "e vasc", se solo si riuscisse ad invertire quel senso di marcia che corre inesorabilmente verso il declino morale ed etico di Torre dell'Annunciata, più di quella "Bayard" nel suo tratto inaugurale.

Salvatore Sparavigna

di Salvatore Sparavigna
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