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Per un palazzo che si chiude, un altro se ne apre.
A Torre Annunziata nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
16/01/2015
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Gentilissimo commendatore Fienga, 

Sicuramente lei oggi si trova in Paradiso poiché da tempo ha lasciato dignitosamente questo "inferno dei vivi".

Probabilmente incontrerà quel "giornalista giornalista", quel bravo ragazzo di Giancarlo Siani e quindi, per piacere, gli riferisca di non lasciarsi ingannare dalle immagini televisive di qualche giorno fa, riguardante lo sgombro di palazzo Fienga (si il "suo" palazzo), dove in pompa magna e con esagerato schieramento di Forze dell'Ordine, si è pensato di poter gridare alla vittoria ed affermare che finalmente la legalità a Torre Annunziata, è stata ripristinata.

Gli dica invece, che il "palazzo Fienga" potrà anche essere sgomberato - con enorme ritardo - e rasato al suolo o, più probabilmente, murate l'entrata e le finestre per poterlo poi abbandonare, come è consuetudine fare da parte di tutte le Amministrazioni Comunali di Torre Annunziata - nessuna esclusa - succedutesi negli ultimi 50 anni, ma sicuramente quello che non sarà "svuotato" è quel "palazzo", quell'impalcatura, che resiste ancora sulle fondamenta di un "sistema" che della inefficienza della macchina comunale, della prepotenza della manovalanza armata, della paura di molti cittadini, della collusione dei controllori, della sfiducia dei rassegnati, dell'arroganza degli ignoranti, dell'inciviltà e del degrado di altri, ne ha fatto un mix esplosivo che distrugge qualsiasi "palazzo della legalità" che potrebbe mai nascere (semmai un giorno realmente si potrà desiderare).

Riferisca pure che, ciò che al massimo si sa esprimere, qui a Torre Annunziata, nella "quotidianità" di tutti i settori nevralgici della "res publica" (immaginiamoci quindi nei momenti - come questo - di emergenza) è la mediocrità e l'approssimazione, poiché ognuno è abituato, cittadini compresi, ad anteporre l'interesse privato a quello comune alimentando così perennemente il mix esplosivo di cui prima.

Infine, visto che da tre hanno vivo in questa città e tento di raccontarla, riferisca pure che sono convinto che per moltissimi concittadini, la sua morte (quella di Giancarlo) è stata inutile ed è giunto, comunque, il momento, di elaborare e esorcizzare la "paura" del "palazzo Fienga" che ognuno si porta dentro.

Non manchi di salutarmelo.

A buon rendere!

Salvatore Sparavigna

di Salvatore Sparavigna
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