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Rifiutiamoci!
Un pessimo esempio di gestione dei rifiuti.
15/01/2013
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Chi avesse visto i due uomini camminare sulla spiaggia della Salera non avrebbe mai potuto immaginare quello che stavano facendo.

Certo, si sarebbe potuto pensare che si trattava di due amici che avevano scelto quel freddo pomeriggio d’inverno per fare una passeggiata sulla sabbia nera mentre il sole piombava dalle parti di Capri, nel mare calmo, regalando un tramonto rosso come solo le limpide giornate come quella potevano regalare; oppure, si sarebbe potuto immaginare che si trattava di due amanti del mare che avevano deciso di andare a salutare il vecchio amico, sempre così misterioso e taciturno.

E, forse, non si sarebbe sbagliato in nessun caso.

Ma quello che i due uomini stavano facendo in quel momento, era una cosa diversa. Una cosa terribile e, a suo modo, affascinante: quei due stavano portando a spasso le loro disperazioni sulla spiaggia.

Come due cani, liberi dal guinzaglio, liberi di rincorrere un gabbiano o di annusare una traccia sulla sabbia, le due disperazioni correvano libere e, come seguendo un binario, di tanto in tanto ritornavano vicine ai due uomini che, quasi senza parlare, osservavano il tramonto, per poi allontanarsene nuovamente.

Portavano a spasso le loro disperazioni, i due uomini. Quelle che avevano accumulato in un pomeriggio intero passato a girare per la città ad osservare quanto fosse bella e quanto fosse stata violentata nella sua bellezza.

Cumuli di spazzatura di ogni genere offuscavano le tracce di un antico incanto, e i due si trovavano a maledire quegli uomini che, ignorando il passato di quella città, le impedivano di avere un futuro.

Avevano girato per ore, alla ricerca di quelle tracce di bellezza ma quello che avevano trovato era solo spazzatura.

E disperazione.

Piazza Matteotti, Rampa Nunziante, Rovigliano, Largo Macello, Via Porto, da Nord a Sud era un’unica, interminabile, scia di immondizia, lasciata lì chissà da chi; avevano incontrato tanta gente in quel pomeriggio gente che aveva voluto urlare ai due uomini la rabbia di essere sepolti dalla spazzatura e la sensazione di essere incapaci di opporre una concreta protesta a quello stato di cose; avevano parlato con i bambini del campo rom, assediato da un cumulo puzzolente che, tra un racconto di quello che era stato il loro Natale, proprio quel giorno, e le raccomandazioni, sentite chissà quante volte dalle loro madri, di non fotografarli, mentre si mettevano in posa, separavano la plastica dagli altri rifiuti, perché “oggi è lunedì e stasera passa il camion ma spesso non si ferma”; avevano immaginato come sarebbe potuto essere il belvedere di Rampa Nunziante, una specie di balconcino direttamente affacciato sul paradiso; avevano colto, nell’ultimo istante di luce che quel giorno aveva regalato, l’immagine del Vesuvio che, paziente, guardava lo scempio che era stato compiuto sotto i suoi occhi.


E avevano deciso che qualcuno doveva spiegare loro che cosa stava accadendo.
E così, quella sera stessa, avevano dato appuntamento alla persona che, speravano, avrebbe potuto placare le disperazioni che quel pomeriggio avevano portato a spasso sulla spiaggia.

Qualcuno che, si illudevano, avrebbe potuto restituire loro la speranza in un futuro.

Sarebbero partiti proprio dal belvedere, dal balconcino sul paradiso, e poi avrebbero visitato Piazza Matteotti – chi era costui? – e poi andare anche a casa sua, a Rovigliano, passando per il campo rom e controllare se, almeno quella sera, il camion della plastica aveva restituito ai bambini il senso di appartenere davvero alla comunità che li aveva accolti.

Avrebbero girato tutta la notte, se necessario, alla ricerca di un barlume di speranza, di una frase che, al di là del congiuntivo più o meno indovinato, avrebbe potuto permettere alle disperazioni che i due uomini avevano lasciato sula spiaggia della Salera, di trovare pace, di fermarsi, anche loro, a guardare il tramonto, invece di correre sulla sabbia.
Quel pomeriggio, quella notte è in queste immagini.

Chi si trovasse a passare sulla spiaggia della Salera, oggi, con un poco di attenzione potrebbe proprio vederle, mentre corrono avanti e indietro, nel tramonto, come due cani senza guinzaglio. Le due disperazioni.

Francesco Alessandrella

di Salvatore Sparavigna
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